BIRRIFICIO SERROCROCE

Vito Pagnotta - Birrificio Serrocroce

Quando si parla di birra, sempre più spesso si dà valore alle produzioni artigianali, che dal 2016 hanno una definizione di legge, grazie alla normativa che definisce questa categoria merceologica. Prima ancora dell’introduzione della denominazione di Birra Artigianale, nel 2010 è stata definita la Birra Agricola. Le produzioni brassicole possono essere chiamate così quando il birrificio è individuato come azienda agricola e le materie prime utilizzate sono autoprodotte per una percentuale di almeno il 51%.I birrifici agricoli a volte sono piccole realtà, ma in alcuni casi sono grandi imprese, capaci di poter gestire tutta la filiera, dalla semina dell’orzo alla produzione di birra. Uno degli esempi più virtuosi di birrificio agricolo è il campano Serrocroce, nato a Monteverde in Alta Irpinia, in quel grande territorio dedicato alla coltivazione di cereali a cavallo di tre regioni: Campania, Puglia e Basilicata. Tutto nasce dall’intuizione di Vito Pagnotta, terza generazione di una famiglia di coltivatori cerealicoli, che ha deciso nel 2011 di aprire il birrificio iniziando a convertire una parte della produzione di frumento dei campi di famiglia in orzo, così fa poterlo conferire alla malteria di Melfi e utilizzare il malto d’orzo per produrre la sua birra, chiudendo così il ciclo produttivo internamente all’azienda agricola. Tutto il percorso intrapreso da Vito non è stato improvvisato, ma è figlio di una formazione iniziata prima all’Università con la laurea in Scienze Agrarie, poi proseguita in Belgio per conoscere da vicino l’arte brassicola e infine ultimata in Italia presso il CERB di Perugia. Tutto ciò ha permesso di avviare la trasformazione dell’azienda agricola di famiglia, modificando nel tempo l’intera produzione di cereali, ormai completamente a servizio della birra.

Negli ultimi anni, con lo spostamento del birrificio nella nuova struttura, la gamma di materie prime coltivate per produrre birra si è allargata, prima con il coriandolo e poi con il luppolo, ultima scommessa di Serrocroce. Tutta la passione di Vito per la terra è tangibile nelle sue birre, sin dalle prime tre prodotte: Chiara, Ambrata e Fresca. I nomi delle birre già da soli dimostrano l’approccio nei confronti del mercato, diretto e senza l’utilizzo di parole di fantasia per attirare i consumatori. Le birre di Serrocroce sono franche e dirette, di facile beva, adatte a chi vuole avvicinarsi con semplicità alla birra artigianale. Alle prime tre etichette è subentrata la Granum, Saison realizzata con l’aggiunta di grano Senatore Cappelli. Questa birra ha note citriche e speziate in aroma, mentre il sorso è fresco, con una buona secchezza finale. Negli ultimi mesi del 2018 è stata invece presentata un’altra Saison, la Birra Armando, prodotta in collaborazione con Pasta Armando. I due marchi irpini hanno in comune la stessa materia prima, l’omonimo grano Armando. Il pastificio lo sottopone a un processo di molitura nel proprio mulino per trasformarlo in semola da cui ottiene Pasta Armando, mentre Serrocroce lo utilizzamiscelato al suo malto d’orzo per produrre questa birra. Le novità del birrificio di Monteverde non finiscono mai, grazie alla vulcanica mente di Vito, che sta già pensando a come aumentare la capacità della sua cantina. Nei giorni scorsi sono iniziati i lavori di ampliamento del birrificio, insieme a quelli di preparazione dei campi antistanti la struttura, dove sarà impiantato il nuovo luppoleto. Ed è proprio alle birre luppolate che sta lavorando Vito Pagnotta nelle ultime settimane, per presentare sul mercato una nuova gamma di birre.